ENRICO NORDIO.
Questo sì che è un signor Cantante con la C maiuscola!!!!
Una voce incredibile, una tensione e un'interpretazione pazzesca. Per me uno dei migliori in Italia.
Eh, sì! Questa sì.
Incredibile, improbabile, fuori da ogni logica...
Praticamente perfetta... come Mary Poppins!

Questi i protagonisti del 59° Festival di Sanremo. Una partecipazione già discutibile, quella di Carta, tra i big ( sorvolando sul messaggio deleterio che porta con sé e cioè che più sei arrogante e maleducato più sei vincente nella vita) ... poi la presenza alquanto strana, secondo logica, della De Filippi visto che appartiene ad una TV concorrente. E Bonolis, che si è prestato a questo giochino delle tre carte.
Difficilmente in questo mio spazio esprimo pareri sull'attualità (desidero infatti che questo blog sia un posto piacevole, grazioso e pulito) e forse mi si potrà rimproverare che al mondo ci sono problemi ben più gravi cui rivolrgere la propria attenzione... ok è vero ma qui scrivo quello che sento e in questo caso avverto molto acutamente, a pelle, che quest'anno Sanremo ha davvero toccato il fondo, anzi, non solo l'ha fatto ma, grazie al piccone Bonolis, ha persino cominciato a scavare.
Quello che mi fa specie è che gli italiani sembrano proprio non vedere cosa succede. Il secondo posto di Povia che ha avuto anche il premio della Stampa? Ma che strano!!! Per due mesi i giornalisti hanno vissuto di rendita con la polemica sulla sua canzone ancor prima di averla ascoltata e di conoscerne il testo!!!! Una operazione commerciale a dir poco perfetta, non c'è che dire.
Vogliamo parlare del televoto e della sua trasparenza? No, meglio di no. Tanto è inutile. Tutti sanno. Nessuno protesta. Vuol dire che alla gente piace buttare i propri soldi. E dove c'è gusto non c'è perdenza, no?
Qualche giorno fa, sulla rivista DiPiù c'era un'intervista a Dennis Fantina, lo ricordate? Il vincitore della prima edizione di Amici. Il ragazzo era bravo sul serio. Gli fecero fare un paio di dischi che andarono bene. ll terzo, un po' meno e Dennis sparì. Non riuscì mai più a contattare la Maria nazionale. Insomma, spremuto il limone nessuno seppe più cosa farsene.
L'unica mia consolazione è che per il marito di Costanzo, le case discografiche, le dinamiche commerciali, i limoni sono tutti uguali.
Ieri sera sono andata a vedere SUOR AGOSTINA al Teatro Vittoria.
La cosa carina è che ho conosciuto Marianella Bargilli, la protagonista. Marianella era nota al grande pubblico per aver partecipato al Grande Fratello n'... non mi ricordo. Per caso girellando per il web tempo fa capitai nel suo Forum e feci amicizia, anche se solo virtuale con una sua grande fan, BlueDolphins che mi parlò del talento di quella sottile ragazza dal sorriso disarmante. Così nel mese di dicembre andai a vederla in Delitto Perfetto al Teatro Quirino, spettacolo di cui feci una bella critica. Marianella mi stupì perché non pensavo fosse così brava. E invece lo è eccome! Avrei dovuto andare nei camerini alla fine dello spettacolo... ma mi feci prendere dalla timidezza e non ci andai. Seppi poi da BlueDolphins che mi aveva aspettato e che si era dispiaciuta di non avermi conosciuta di persona.
Questa volta le cose sono andate diversamente. Arriviamo in teatro con parecchio anticipo e mentre passavamo davanti all'entrata la vedo. Mauri mi fa scendere e io, superando la mia scocciantissima timidezza, mi presento. Lei sapeva già che sarei andata a vederla quella sera.
Sottile, elegante, disponibile e delicata nei modi e nel parlare, Marianella non fatica a conquistarti. Sorride e il suo sorriso è luminoso e ti mette a tuo agio. Le ho parlato un po' di me, di quello che faccio e del mio amore per il teatro. Lei mi ha parlato del suo lavoro, di quanto lo ama e di quale bella esperienza sia interpretare Suor Agostina, una suora veramente esistita che fu uccisa da un paziente dell'ospedale Santo Spirito dove lavorava come infermiera.
Nei panni di quella Suora proclamata santa nel 1999, Marianella ci sta... da dio! Riesce a dare un colore di intensa umanità ad una donna che già in vita tutti consideravano santa, una donna che sa solo amare, al di là di tutto, al di la di ogni bruttura, al di là di ogni drammatico epilogo.
Lo spettacolo non è facile, è molto drammatico e straordinariamente intenso.
Va visto con animo sereno perché quello che va in scena è l' Amore, quello riservato al cielo e a quelli che il cielo lo sanno vivere anche qui.
( continua... )
Detto fra noi questo ragazzo è proprio un bell'esemplare di razza umana italoafroamericana.
(ovviamente quando si tratta di cose belle gira e gira scopri che c'è un italiano di mezzo!
)
Sapete che vi dico? MI RIFACCIO GLI OCCHI!


A Maurizio ho detto: "Se ti permetto di dire che la Bellucci è una gran topa, io posso dire che Vin Diesel è proprio un gran pezzo di figo?"
Mauri ha riso. Io pure.
Quindi, avendo avuto il permesso... mi rifaccio gli occhietti.

Ecco... stavo appunto dicendo... WOW!

Chi non ricorda la guerra civile nel Burundi di qualche anno fa?
Massacri a colpi di machete tra le due etnie Hutu e Tutsi, centinaia di migliaia di morti ammazzati, uomini, donne, bambini...
In questo inferno una donna, una maestrina, di nome Marguerite Barankitse di etnia Tutsi, viene legata e costretta ad assistere al massacro di 72 persone tra le quali alcuni familiari. Maggie o Maguy, come la chiamano tutti, dopo quel massacro salva 25 bambini di entrambe le etnie, prendendoli con sé e sottraendoli alla furia omicida dei soldati.
Da allora, andando contro tutti, persino contro i suoi stessi familiari e amici, Maguy ha raccolto 10.000 bambini orfani, malati, mutilati restituendo loro quella dignità rubata loro dalla guerra e dall'indifferenza dei governi.
Maguy è una bella donna, è profondamente cattolica, non è sposata ed è la mamma di 10.000 bambini. Uno solo però è sul suo passaporto.
Dopo un massacro Maguy cercava di dare una qualche sepoltura ad un gruppo di cadaveri abbandonati per la strada. Spostando il cadavere di una donna si accorge che sulle sue spalle c'è un bimbo di 4 mesi, con la bocca mutilata dallo scoppio di una bomba, ma ancora in vita. Maguy lo prende in braccio e si precipita al più vicino ospedale. L'aspetto del bimbo è mostruoso al punto che dottori e infermiere si rifiutano di prenderlo. Allora lo porta nella sua casa, la Maison Shalom, ma anche lì le educatrici si spaventano, credono che non ci possa essere nulla da fare per quella creaturina. Maguy però non si arrende. Va dai militari dell'Onu e, nascondendo il piccolo sotto le vesti riesce a salire su un aereo e ad uscire dal paese e a portare il piccolo in un ospedale più attrezzato.
Un giornalista poi la vede e fa un servizio su di lei e il piccolo e poco dopo viene invitata a portarlo in Germania dove riescono dopo diverse operazioni a ricorstruirgli la bocca.
Ora questo bambino ha 12 anni e Maguy lo ha chiamato Dieudonné ( donato da Dio)
Maguy è stata minacciata di morte innumerevoli volte, almeno quattro volte hanno tentato di ucciderla e ogni volta è riuscita a dissuadere i suoi sicari... come? con le parole, con l'amore, con la fede e con i suoi 10.000 angeli...
Ora esistono tre case dei bambini e si sta costruendo un ospedale per loro.
E' uan storia talmente bella che si fa fatica a credere che sia vera. Eppure Maguy è l'Angelo del Burundi...
Per saperne di più ecco un link interessante che vale la pena di visionare se non altro perché in mezzo a tante notizie deprimenti questa almeno ti allarga il cuore.
http://unimondo.oneworld.net/article/view/110491/1/63

Dalla brochure della rassegna "I Solisti del Teatro"
ANITA
di Diego Gullo
con Caterina Vertova
Vittorio Matteucci e Monica Grassi
e con la partecipazione di Mariano Rigillo
testi di Diego Gullo e Roberto Fia
musica Roberto Fia
regia di Giuseppe Dipasquale
Lo spettacolo si apre con la rievocazione del matrimonio di Anita con Giuseppe Garibaldi a Montevideo nel 1842
e torna, flashback, all'adolescenza povera e già ribelle della protagonista, pronta a partire a fianco del suo comandante per un viaggio che la porterà, ancora giovanissima, alla morte, nel'agosto del 1849.
Considerata dalla storia "l'eroina dei Due Mondi", Anita Garibaldi è consegnata all'immaginario collettivo come la bronzea effige che la rappresenta, al Gianicolo in Roma, scramigliata figura di donna a cavallo cin un bimbo attaccato al seno e una pistola in pugno. Mitica icona del nostro Risorgimento e dell'Unità d'Italia.
Le musiche di Roberto Fia e il ritmo incalzante e appassionato delle scene, ci raccontano la storia di una donna moderna, che, con la sua forza e la sua freschezza, riesce a staccarsi dalle convenzioni e dalle retoriche ottocentesche, per avvicinarsi, in modo sorprendente, alla sensibilità dei nostri giorni.
In realtà questo spettacolo è stato un omaggio allo scomparso di recente Diego Gullo, l'autore dei testi.
Mariano Rigillo lo ha definito una sorta di anteprima, un "prossimamente", ma... facciamo un passo indietro.
Arrivati ai Giardini della Filarmonica abbiamo atteso una buona mezz'ora abbondante prima di poter accedere alla zona riservata allo spettacolo. Ne abbiamo approfittato per quattro chiacchiere fra noi del gruppo dei vittosostenitori.
Con sopresa e piacere ho rincontrato Piuppiù e Karole che non mi aspettavo proprio di vedere, poi tra gli altri c'erano: Ottavio e consorte, Francesca e la sorella ( cavolo non mi ricordo il nome... chiedo venia), Valerio e Sasy, Roby88 e la sua mamma, Claudia e Ludovica e quella strega di Hanjalou.
Insomma eravamo un nutrito gruppo di Vittofuns.
Gloria, che ve lo dico a fare, era uno schianto in un adorabile vestitino bianco con fantasie di rosso e nero, asimmetrico e con Vittofelpa a ripararla dalla frescura incipiente ( strana per questa stagione a Roma).
Vittorio ha una linea invidiabile, magrissimo, senza un filo di pancetta, in pantalone gessato nero e camicia ugualmente nera a maniche lunghe, sfoggiava una barbetta di dieci giorni che pare sia richiesta dal personaggio col serto d'alloro che andrà ad interpretare da qui a qualche mese. Insomma, sta veramente da dio! Tutti i miei complimenti, Vitto!
(Evvai!!!!! il baffetto è salvo!!!!)
Non era uno spettacolo in costume, diciamo che aveva più le caratteristiche di un promo...
Vittorio canta. Come al solito da dio, con una passionalità incredibile.
Un giudizio sulle canzoni non posso darlo. Le ho ascoltate troppo poco per poter formulare un giudizio sereno. Mi è parso che i testi indugiassero sulla rima baciata, forse un po' troppo. Nel complesso devo dire che penso sarebbe uno spettacolo interessante da vedere.
La voce di Vittorio arrivava bella limpida e interpretativamente efficace come sempre del resto.
Il pubblico pareva gradire visto che oltre a noi, anche altre persone urlavano "Bravo!" alla fine di ogni canzone.
A proposito di pubblico. Questa serata è stata all'insegna dei Vip. C'erano attori e cantanti famosi. Tra di essi cito Pippo Franco, Oreste Lionello (che, col capello tinto color "can-che-fugge", ci ha deliziato con un pruriginoso aneddoto sulla vita di Gullo, piuttosto divertente) Barbara Bouchet, Sydne Rome, Rossana Casale e Tosca.
Sydne Rome, alla fine dello spettacolo, è venuta incontro a Vittorio che stava con noi, per subissarlo di complimenti ( ho sentito la parola "straordinario" almeno cinque o sei volte!) e domande sul suo nuovo lavoro.
Una sgnora corpulenta e bionda ( una agente pare ) è intervenuta aggiungendo: "Oltre che bravo è pure bello!" (ha scoperto l'acqua calda!!!!!)
Tosca applaudiva solo quando cantava Vittorio.
Rossana Casale non ha applaudito mai... avrà avuto lo smalto fresco? Mah!
Devo dire che Vittorio nei panni di Giuseppe Garibaldi non ci sta male affatto... anzi!
Grazie Vitto per questa ennesima bella serata che ci hai fatto passare.
Al resoconto aggiungo che Vittorio, oltre alla splendida linea, sfoggiava una contentezza che non gli vedevo in viso da tempo.
Era un po' stanco, è vero, ma negli occhi brillava quella straordinaria luce che gli viene dall'assoluto amore per quello che fa.
All'uscita ci ha detto: "Oggi ho provato con Caronte, che vocione che ha..." e "Non aspettatevi nulla che abbiate già visto..."
E' sempre un'emozione stargli accanto e lasciarsi contagiare dalla sua energia.
L'ho visto felice... ed è stato bello. 
Per tornare ad ANITA, devo dire che la voce e l'interpretazione di Vittorio hanno reso un bel servizio ai testi che per la verità non mi facevano impazzire con tutto quell'abbondare di rime baciate.
De resto, Vittorio conferirebbe anima persino all'elenco del telefono...
Mi spiace di avere finito lo spazio nella fotocamera perchè l'ultima canzone era proprio bella ed io non ho potuto registrarla.
Vabbè...
Chissà se dopo il Vitto-Vate avremo anche un Vitto-Eroe-dei-Due-Mondi...
Per chi volesse ascoltare un paio di pezzi dello spettacolo ecco i link.
http://s179.photobucket.com/albums/w291/ildabella/?action=view¤t=MVI_3158.flv
http://s179.photobucket.com/albums/w291/ildabella/?action=view¤t=MVI_3157.flv
Scintilla di Ildabella
Antonio De Curtis , Totò
Oggi voglio parlare di Fred Buscaglione, un cantante degli anni 50 che amo molto.
Come sempre ringrazio il sito di Biografieonline.it per questa biografia e per la foto. http://biografie.leonardo.it
Ferdinando Buscaglione in arte Fred nasce il 23 novembre 1921 a Torino. E' stato il cantante più innovativo degli anni cinquanta.
In un'epoca in cui la musica leggera italiana era ancora legata a motivi dei decenni precedenti o a rime banali trite e ritrite, Buscaglione irrompe sulla scena con canzoni completamente diverse, come "Che bambola!", "Teresa non sparare", "Eri piccola così". Anche il personaggio che presenta è completamente diverso: niente aria ispirata e sofferente, nessun gesto romantico o d'effetto con le braccia. Si presenta in scena invece come una caricatura da film, con la sigaretta all'angolo della bocca, i baffetti da gangster e le pose da duro viste nei polizieschi americani.
La leggenda metropolitana narra che in gioventù Buscaglione abbia fatto lo scaricatore al porto di Genova, forse per una sovrapposizione con l'attore che nei primi anni del novecento aveva avuto successo come Maciste e "camallo" lo era stato davvero: Buscaglione, in realtà, era di Torino e aveva seguito studi musicali assai severi. Una formazione musicale duplice la sua: da un lato gli studi presso il Conservatorio Verdi, dall'altro un apprendistato, ancora adolescente, come contrabbassista in orchestrine jazz nei locali notturni della città.
Alla fine della guerra è molto attivo sulla scena musicale torinese, suonando in complessi che annoveravano alcuni tra i più importanti jazzisti dell'epoca. L'inizio della sua carriera di cantante si deve all'amico nonché avvocato Leo Chiosso che spingerà Fred ad interpretare lo stesso personaggio confezionato nei loro testi. Un personaggio che mette a macchietta i luoghi comuni sul "vero uomo" americano, un po' Clark Gable un po' Humphrey Bogart, un duro dal cuore tenero assai sensibile alle maggiorate: il tutto trasferito e riletto in chiave provinciale, all'italiana, senza rinunciare all'immancabile sigaretta nell'angolo della bocca che fa molto America.
Si tratta di una parodia elegante e distaccata, intrisa di ironia, anche se il confine tra immedesimazione nel personaggio e rivisitazione ironica è sicuramente molto sfumato.
A questa ambiguità contribuisce senz'altro lo stile di vita dello stesso Buscaglione, quasi una fotocopia di tutto quello che si ritrova nei racconti hard boiled d'oltreoceano, compreso l'amore smisurato per l'alcol e ovviamente le donne.
Gran bevitore, Buscaglione ha però sempre evitato di cadere nella trappola dell'alcolismo, anche perchè reggere l'alcol è uno dei segni del "vero" duro.
Leo Chiosso intanto insiste perchè Fred incida le canzoni che hanno scritto insieme. Ad introdurli nel mondo discografico è Gino Latilla, anche lui torinese, per il quale la coppia ha scritto "Tchumbala-Bey".
Sono soprattutto i giovani a cogliere per primi la ventata di novità introdotta dal duo, oltre a contribuire alla formazione del "mito Buscaglione", premiando le sue canzoni, in tempi di assoluta assenza di battage pubblicitario, con vendite calcolate in circa 980.000 copie di 78 giri, cifra iperbolica per l'epoca. E tenendo in considerazione che l'Hit Parade radiofonica ancora non esisteva.
Buscaglione nel giro di poco tempo entra quindi nell'Olimpo degli artisti più ambiti: lavora talvolta con formazioni altrui, talvolta con gruppi da lui costituiti e suona molto spesso con musicisti di spessore. E' proprio durante un ingaggio al Cecile di Lugano che incontra la donna della sua vita: Fatima Ben Embarek, diciottenne marocchina che si cimentava in numeri di alta acrobazia e contorsionismo nel Trio Robin's.
Il "personaggio" Buscaglione si impone come un vero e proprio "cult", capace di promuovere imitazioni e modi di fare. Gioco o finzione che sia, sta di fatto che il cantante avvalorava come detto l'immedesimazione anche con comportamenti e "status symbol", ad esempio andando in giro con una Thunderbild rosa confetto holliwoodiana, in un Paese, l'Italia, in cui dominavano le Topolino e le Seicento.
Ed è proprio a bordo di quella macchina che, mentre è all'apice della parabola, si schianta alle 6.30 di un freddo mercoledì di Febbraio (3 febbraio 1960), contro un camion carico di tufo in una strada del quartiere romano dei Parioli. Gli operai a quell'ora andavano a lavorare, lui rientrava da una notte di bisboccia. Una vita al massimo, sia nella finzione che nella realtà, e una morte tragica che ha proiettato Fred Buscaglione direttamente nel mito.
Una canzone che letteralmente adoro (click, please!)
Ancora un personaggio indimenticabile, per la sua arte, la sua semplicità, la sua inconfondibile voce.
Grazie a http://biografie.leonardo.it per la biografia
e al sito ufficiale www.ferrruccioamendola.com per la foto.
Nato a Torino il 22 luglio 1930 ma romano d'adozione, Ferruccio Amendola è stato il doppiatore più famoso e celebrato del cinema italiano. Ha prestato la sua inconfondibile voce a mostri sacri di Hollywood quali Robert De Niro, Al Pacino, Dustin Hoffman e Sylvester Stallone, nonché a Bill Cosby nella serie tv "I Robinson" e agli italiani Maurizio Arena e Tomas Milian.
Figlio d'arte e con una nonna essa stessa insegnante di dizione, Ferruccio Amendola ha iniziato a frequentare le sale di doppiaggio a soli cinque anni, quando ha dato la sua voce al bambino di "Roma città aperta". Era proprio la nonna che dietro le quinte gli insegnava le battute.
La sua è stata una vena artistica ereditata dalla famiglia; non esisteva ancora la tradizione del doppiaggio e i genitori erano figure di spettacolo più "tradizionali": suo padre era il regista cinematografico Pietro, mentre i nonni avevano alle spalle lunghi anni di esperienze teatrali.
Crescendo Ferruccio Amendola ha conservato l'amore per l'arte e si è dedicato al teatro, dove è apparso accanto a Walter Chiari, e soprattutto al cinema, non soltanto come doppiatore. Ha partecipato a un gran numero di pellicole a basso costo, in particolare i cosiddetti "musicarelli", dove compariva al fianco del cantante di turno, in genere nei panni dell'amico del cuore.
Nel 1959 Amendola ha interpretato il suo ruolo più importante, quello del soldato De Concini ne "La grande guerra" di Mario Monicelli. Fra gli altri film interpretati vale la pena ricordare "La banda del buco", "Marinai in coperta", "Viaggio di nozze all'italiana" e "Chissà perché...capitano tutte a me". Nonostante la sua lunga carriera cinematografica (a prescindere dalla sua esperienza con Roberto Rossellini in tenera età, ebbe il primo ruolo di rilievo nel 1943, a soli tredici anni, con "Gian Burrasca"), Ferruccio Amendola è diventato un volto noto per il grande pubblico soprattutto grazie alla fiction tv. Dopo "Storie d'amore e d'amicizia" di Franco Rossi, è stato il portinaio di "Quei trentasei gradini", il barbiere di "Little Roma" e il dottor Aiace di "Pronto Soccorso".
Anche se l'uomo all'apparenza poteva sembrare chiuso e scorbutico, Amendola on ha mai gestito la popolarità in modo egoistico. Si è invece speso sovente per girare campagne pubblicitarie a scopo benefico come quella del 1996 per Greenpeace e, negli ultimi mesi di vita, a favore della Giornata dei diritti dell'infanzia.
Naturalmente Ferruccio Amendola è rimasto nei cuori di tutti per il timbro inconfondibile della sua voce, prestata praticamente a tutti i grandi di Hollywood degli ultimi decenni. Lo ritroviamo in "Kramer contro Kramer", "Un uomo da marciapiede", "Il piccolo grande uomo" e "Tootsie", come voce di Dustin Hoffman, senza contare la serie di "Rocky" e quella di "Rambo" con Sylvester Stallone o il Robert De Niro di "Taxi Driver", "Toro scatenato" e "Il cacciatore". Anche un grande Al Pacino ai suoi esordi ha avuto l'onore di avere un doppiaggio di Amendola, quando girò "Serpico" (in seguito Al Pacino verrà doppiato da Giancarlo Giannini). E a ben pensarci: cosa sarebbero questi attori senza la voce del grande Ferruccio? Certamente sarebbero comunque dei miti, ma per noi sarebbero certamente altrettanto molto diversi. Forse meno umani, meno "caldi", meno sfaccettati. Tutte caratteristiche che potevano trasparire, come in un diamante iridescente, solo dalla voce di Amendola.
L'indimenticabile doppiatore era sposato con Rita Savagnone, anche lei doppiatrice, da cui ha avuto tre figli: Claudio, attore come i genitori e altrettanto famoso, Federico e Silvia. La insieme l'hanno pianto il 3 settembre 2001 quando si è spento a Roma dopo una lunga malattia.
Una stupenda poesia di Pablo Neruda letta da Ferruccio Amendola.
SE TU MI DIMENTICHI
Audrey, una delle mie attrici preferite.
Biografia
Audrey Kathleen Hepburn-Ruston nacque a Bruxelles in Belgio il 4 Maggio 1929, figlia di un banchiere inglese e di un’aristocratica olandese.
La sua bellezza e la sua regalità innata la resero famosa e indimenticabile tra le più grandi attrici del cinema hollywoodiano.
Dopo aver studiato in Inghilterra ed in Olanda, Audrey si trasferì con la madre nei Paesi Bassi nel 1935 in seguito al divorzio dei genitori, vivendo così l’esperienza dell’occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale.
Questo periodo storico influì pesantemente, oltre che sulla sua formazione emotiva, anche sulla sua salute: quando infatti nel 1944 gli occupanti si fecero più feroci dopo lo sbarco degli Alleati in Normandia e la popolazione vide peggiorare le proprie condizioni, la piccola Audrey ebbe gravi problemi di malnutrizione.
Dopo la fine della guerra, madre e figlia si spostarono a Londra, dove Audrey poté studiare balletto e intraprendere la carriera di modella prima e di attrice poi, a partire dal 1951.
Il suo debutto a Broadway fu dovuto ad un fortunato incontro, durante le vacanze a Montecarlo, con la famosissima scrittrice ottantenne Colette, che la notò e la propose in quell’anno come protagonista della trasposizione teatrale in commedia del suo romanzo Gigi, che dopo mesi di repliche e di successi, le aprì anche le porte di Hollywood.
La sua prima interpretazione cinematografica fu infatti quella della principessina di Vacanze Romane di William Wyler, al fianco di Gregory Peck, ruolo che le fruttò un Premio Oscar come Miglior Attrice Protagonista.
Grazie al successo ormai raggiunto, la Hepburn vide crescere sempre più la sua popolarità durante 16 anni di intensa carriera, nella quale ebbe l’occasione di recitare con altri veri talenti della storia del cinema americano quali Humphrey Bogart, Gary Cooper, Cary Grant, Peter O’Toole, Sean Connery e Fred Astaire, in una sequenza di indimenticabili film come, per citarne alcuni, Sabrina, (ricordato come una delle sue più strabilianti interpretazioni), Arianna, Colazione da Tiffany, My fair lady, Verdi dimore, Guerra e pace, Come rubare un milione di dollari e vivere felici, Storia di una monaca, Robin e Marian, Due per la strada, Cenerentola a Parigi .
Dal 1967 in poi la Hepburn, dopo un lungo periodo crescenti impegni, cominciò a recitare solo saltuariamente, fino alla sua nomina nel 1988 come Ambasciatrice dell’UNICEF.
Il suo passato non sempre roseo e le esperienze personali avute in età giovanile, furono probabilmente alcuni degli elementi che la portarono a questa scelta di solidarietà, tutta rivolta a dedicarsi alle persone meno fortunate: grazie al suo operato infatti, ricevette la Presidential Medal of Freedom da parte di Gorge Bush e seppur postumo, il Jean Hersholt Humanitarian Award.
La sua vita amorosa vide un matrimonio nel 1954 con l’attore Mel Ferrer da cui nacque il primo figlio Sean, seguito nel 1969 da una travolgente passione per il medico Andrea Dotti, da cui ebbe il secondo figlio Luca, e dalla relazione sentimentale con l’attore Robert Wolders, che dal 1981 la accompagnò fino alla morte.
La Hepburn morì di cancro al colon il 20 gennaio 1993 all’età di 64 anni, a Tolchenaz (Canton Vaud) un cantone della Svizzera sud-occidentale dove a tutt’oggi è sepolta.
Audrey Hepburn, in quanto star celeberrima, ha dedicata una stella sulla famosissima Hollywood Walk of Fame al 1652 di Vine Street.
Una simpatica curiosità che ci piace inserire in chiusura è rappresentata da quello che è ricordato come un suo sagace aforisma e cioè "Alla conversazione durante un party nessuno contribuisce di più degli assenti".
Filmografia:
Always - per Sempre (1988)
...e Tutti Risero (1981)
Linea di Sangue (1979)
Robin e Marian (1976)
Gli Occhi della Notte (1967)
Due per la Strada (1967)
Come Rubare un Milione di Dollari e Vivere Felici (1966)
Insieme a Parigi (1964)
My Fair Lady (1964)
Sciarada (1963)
Quelle Due (1962)
Colazione da Tiffany (1961)
Gli Inesorabili (1960)
La Storia di una Monaca (1959)
Verdi Dimore (1958)
Cenerentola a Parigi (1957)
Arianna (1957)
Guerra e Pace (1956)
Sabrina (1954)
Vacanze Romane (1953)
The Secret People (1952)
Vacanze a Montecarlo (1951)
L'incredibile Avventura di Mr. Holland (1951)
Risate in Paradiso (1951)
Si ringraziano:
http://correrenelverde.it per la biografia
http://www.youtube.com per i filmato.